Franco Zeffirelli (1923-2019)

Franco Zeffirelli (ilfattoquotidiano)

Ci ha lasciato Franco Zeffirelli, regista cinematografo e teatrale, senza dimenticare in tale ultimo ambito l’attività di scenografo e costumista, morto ieri, sabato 15 giugno, a Roma  (Gianfranco Corsi all’ anagrafe, Firenze, 1923). Soffermandomi nel ricordarlo sulla sua attività cinematografica, doveroso rimarcare la propensione alla spettacolarità unita alla raffinatezza profusa nella composizione visiva delle immagini, fra attenzione minuziosa ai particolari nonchè al crescendo drammatico dell’andamento narrativo, sostenuto quest’ultimo da una compiuta teatralità all’interno della messa in scena, con un suggestivo impiego delle musiche e delle scenografie. Caratteristiche quelle descritte, inclini poi a conciliare un particolare punto d’incontro tra autorialità e successo di pubblico, che ricordano Luchino Visconti, nella cui compagnia teatrale Zeffirelli fu attore ed assistente alla regia, stagione 1946-1947, firmando in seguito anche rilevanti scenografie, nel 1949 (Un tram che si chiama desiderio,  Tennessee  Williams; Troilo e Cressida,  William  Shakespeare) e nel 1952 (Tre sorelle,  A.P. Čechov). Il debutto sul grande schermo avvenne nel 1947, come attore ne L’onorevole Angelina di Luigi Zampa, per poi lavorare in qualità di assistente alla regia nuovamente con Visconti (La terra trema, 1948; Bellissima, 1951; Senso, 1954) e  con Antonio Pietrangeli (Il sole negli occhi, 1953; Lo scapolo, 1955), esordendo  come regista nel 1958 con la sconclusionata ma divertente commedia Camping, protagonisti Nino Manfredi, Marisa Allasio e Paolo Ferrari, per  trovare infine la sua vera strada con gli shakespeariani La bisbetica domata, 1967, dominato dalle immense interpretazioni di Elizabeth Taylor e Richard Burton, ma soprattutto con il successivo Romeo e Giulietta.

(MyMovies)

Un’opera  che puó vantare a tutt’oggi felici intuizioni nella messa in scena, dal sapiente impiego delle scenografie naturali quali pertinente proscenio (il film venne girato in diverse località italiane), alla scelta di due giovanissimi attori inglesi ad impersonare gli infelici amanti (Olivia Hussey e Leonard Whiting), senza dimenticare i dialoghi fedeli all’originale tragedia del Bardo, la fotografia luminosa di Pasqualino De Santis, che esalta le scelte nei costumi operata da Danilo Donati (ambedue furono premiati con l’Oscar e lo stesso Zeffirelli conseguì una nomination per la regia), l’ammaliante colonna sonora di Nino Rota, per un film  che come pochi riesce a conciliare classicità e modernità rappresentativa. Riguardo le realizzazioni successive lo scrivente sinceramente non nutre identici entusiasmi, pur riconoscendone la sincerità d’intenti ed il genuino trasporto religioso, dal forte afflato popolare, non potendone poi certo negare la resa spettacolare offerta dalla consueta attenzione per ogni particolare della rappresentazione filmica, la quale si nutre anche di un denso gusto pittorico: mi riferisco a Fratello Sole, sorella Luna, 1972, e al film per la televisione (ne venne realizzata anche una versione in due parti per le sale cinematografiche) Gesù di Nazareth, entrambi tendenti al “santino” estetizzato.

(Warner Bros.)

Ugualmente devo esprimermi riguardo il debordante impatto melodrammatico offerto da titoli quali The Champ  – Il campione, 1979, (remake dell’omonimo film di King Vidor, 1931) ed Endless Love (Amore senza fine, 1981) o la trasposizione non particolarmente ispirata, piuttosto iconografica, dei romanzi di Giovanni Verga (Storia di una capinera, 1999) e Charlotte Brontë (Jane Eyre, 1995), mentre mi hanno sempre affascinato i suoi film opera (La traviata, 1986) e, saltando fra i titoli della ricca  filmografia, serbo un lieto ricordo riguardo la resa cinematografica di Hamlet, 1990, in cui Zeffirelli nell’adattare la nota tragedia shakespeariana coniuga al meglio drammmaturgia, compiuta spettacolarità ed un inedito senso del ritmo, realizzando un felice punto d’incontro, come nel citato Romeo e Giulietta, fra modernità e tradizione, sempre con un occhio attento al pubblico e alle sue aspettative, reale ispirazione della poetica zeffirelliana, riprendendo  in chiusura quanto scritto nel corso dell’articolo.


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