Piero Tosi (1927-2019)

Piero Tosi (mubi)

Primo costumista della storia del cinema a ricevere, nel 2013, l’Oscar® alla carriera dalla Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, Piero Tosi (Sesto Fiorentino, FI, 1927) ci ha lasciato oggi, sabato 10 agosto, a Roma. La sua attività, in teatro e al cinema, ha trovato la sua espressione più elevata nelle opere di Luchino Visconti, cui lo accomunava tanto la solida base culturale quanto la ricerca di una raffinatezza mai fine a se stessa, anzi del tutto funzionale all’esaltazione di ogni minimo dettaglio, inteso quest’ultimo ad assecondare un compiuto realismo; Tosi in particolare, come può leggersi in vari testi, va annoverato tra gli innovatori riguardo l’uso dei costumi, avallando l’idea che abito e personaggio dovessero essere strettamente correlati, con il primo a farsi rivelatore delle caratteristiche, fisiche ma non solo, proprie del secondo, giocando anche sulla scelta dei colori, sempre assecondando un innato gusto pittorico: lampanti gli esempi del tailleur di Maddalena Cecconi (Anna Magnani) in Bellissima (1951, Visconti), esordio di Tosi nel cinema, che venne preso in prestito da una signora e poi bagnato nel tè, così da combinarne l’aspetto con le esigenze fotografiche della pellicola o il frac del parvenu Calogero Sedara (Paolo Stoppa) a farsi ironico simbolo sociale ne Il Gattopardo, girato sempre da Visconti nel 1963 (da Enciclopedia del Cinema Treccani), film in cui il nostro raggiunse probabilmente il vertice più alto della sua carriera (basti pensare al vestito bianco di Angelica, Claudia Cardinale, nella famosa sequenza del ballo con Don Fabrizio, Burt Lancaster, nel corso di un sontuoso ricevimento nel Palazzo Ponteleone a Palermo).

Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo” (wiki.org)

Tosi, dopo gli studi fiorentini  all’ Istituto d’arte e poi all’Accademia di Belle Arti debuttò in teatro nel 1947 ne Il candeliere di Alfred de Musset, approdando al cinema, come su scritto, nel 1951 con Bellissima, iniziando così una lunga collaborazione con il cineasta milanese, caldeggiando, a seconda dei film, vivida contemporaneità e pregnante ricerca storica: Senso, 1954, in collaborazione con Marcel Escoffier; Le notti bianche (1957); Rocco e i suoi fratelli (1960); Il lavoro (1962), episodio del film collettivo Boccaccio ’70;  Il Gattopardo (1963), già citato; Vaghe stelle dell’Orsa (1965), La caduta degli dei (1969); Morte a Venezia (1971); L’innocente (1976).
Da non dimenticare anche la collaborazione con Mauro Bolognini (da Marisa la civetta, 1957, a La storia vera della signora delle camelie, La dame aux camélias, 1981, passando, fra l’altro, per titoli come Il bell’Antonio, 1960, o La viaccia, 1961), l’importante lavoro eseguito per Medea, 1969, Pier Paolo Pasolini, coniugando nella fattura dei costumi, così come di vari accessori (gioielli, copricapo), sfarzosità e primitiva etnicità, ma anche le cooperazioni con Liliana Cavani (Il portiere di notte, 1974; Al di là del bene e del male, 1977; La pelle, 1981) e Franco Zeffirelli (La traviata, 1982; Storia di una capinera, 1993).
Insegnante di storia del costume alla Scuola nazionale di cinema di Roma, Tosi, fra i vari riconoscimenti, ha conseguito 5 candidature all’ Oscar (Il Gattopardo, Morte a Venezia, Ludwig, Il vizietto, La traviata), rendendo e perpetrando quella dei costumi un’eccellenza italiana, un’arte nell’arte, propria degli artisti e degli artigiani, idonea a rendere forma e sostanza, parafrasando Shakespeare, a quella materia di cui sono fatti i sogni.


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