Chiacchierando con Paolo Fiorino

Paolo Fiorino

Reggio Calabria, martedì 20 agosto, ore 11.30. Sono appena salito sull’autobus che mi condurrà al paesello di residenza, dopo aver trascorso qualche ora in piacevole compagnia di Paolo Fiorino, attore a tutto tondo (cinematografico, teatrale e televisivo, non dimenticando i lavori in radio e i fotoromanzi) originario di Palmi (RC), che nella città “dal più bel chilometro d’Italia”, come Gabriele D’Annunzio definì il lungomare, ora intitolato ad Italo Falcomatà, ha trascorso parte della sua giovinezza, nel rione S. Caterina, una volta trasferitosi con la sua famiglia dalla cittadina natia.
Ho avuto modo di conoscere Fiorino qualche anno addietro, un’intervista per un settimanale col quale collaboravo, e da allora ad oggi si è instaurato un rapporto di amicizia e stima reciproca, per cui quando da Roma fa ritorno in Calabria per le vacanze estive si trova sempre il modo di incontrarsi e trascorrere qualche ora insieme, chiacchierando soprattutto intorno al mondo dello spettacolo e del cinema in particolare, tanti i ricordi e gli aneddoti a costellare una carriera che ebbe inizio nel 1958, una parte nel film Perfide … ma belle (Napoli e mille canzoni), diretto da Giorgio Simonelli, per proseguire sino a tutt’oggi, con un entusiasmo sempre vitale e sorprendente, anche considerando come, mi risponde Fiorino dopo una mia domanda al riguardo, “tutto sia cambiato dall’anno del mio debutto ad oggi … Un tempo il regista s’imputava perché l’ attore da lui individuato avesse una determinata parte, la sua volontà era decisiva. Oggi no, si risolve tutto in una serie di provini e contro provini, anche per una sola sequenza con una sola battuta da pronunciare, e questo, mi creda, per un attore con tanti di esperienza sulle spalle è  spesso qualcosa di avvilente”.

L’entusiasmo di cui sopra si rende palpabile una volta che Fiorino mi racconta di aver preso parte come interprete, amichevolmente,  ad un cortometraggio, Gli sciacalli, diretto dal giovane regista Mikhail Vadalà, “mi ha entusiasmato la sceneggiatura di Giuseppe D’Aquì ed ho accettato volentieri”, segnalandomi  poi l’autrice della fotografia, Mariateresa Comerci, ed il resto del cast, Pino Laface, Bruno Vadalà, Gianni Eddy Bertuccio, Vincenzo Pirrello. Sorseggiando un cappuccino e rendendo onore a degli ottimi cornetti, la conversazione volge sulle sensazioni provate nel ritornare nella città che lo vide ragazzino, “sempre suggestive, particolari, vedo una città in pieno sviluppo, ho modo d’incontrare i vecchi amici d’infanzia, emozione intensa che si aggiunge a quella provata nel constatare come la mia regione mi colmi sempre di affettuose attenzioni e riconoscimenti, per esempio il Premio alla Carriera che riceverò a breve al lido Mare Lucente di Pentimele, che andrà ad aggiungersi ai tanti conseguiti nel corso di questi anni. E poi la gente che mi riconosce, mi ferma per strada per salutarmi e complimentarsi, come delle signore proprio questa mattina, mentre l’attendevo … Mi avevano visto in tv qualche sera fa, in una puntata della fiction L’onore e il rispetto …”.  Gli faccio notare come questo affetto da parte del pubblico sia certo dovuto, oltre che alle sue indubbie valenze recitative, anche dall’aver saputo mantenere, con un particolare occhio di riguardo alle esigenze della sua famiglia, una netta distinzione tra l’attore impegnato sul set e l’uomo di ogni giorno, marito, padre e ora anche nonno.

(FilmTv)

“Certo, è proprio così … Il pubblico ama il mio essere sincero, la mia disponibilità, l’aver fatto tesoro di valori appresi nel tempo, quali costanza, sacrificio, amore per la famiglia, e memoria delle proprie origini; credo che in questo mestiere occorra essere umili e semplici, senza mettersi in cattedra, il pubblico lo ha capito ed apprezzato, mi ha ripagato e continua a farlo”. Gli ricordo l’ormai prossima ricorrenza del centenario della nascita di Federico Fellini, regista col quale Fiorino ha lavorato in Prova d’orchestra ed Intervista, ma al quale ha anche rivolto “il gran rifiuto”, per dirla col sommo Poeta… “Eh sì, ricorda bene… Fellini mi aveva scelto per il ruolo di un paparazzo ne La dolce vita, ma voleva fare di me una maschera, avrei dovuto tingermi i capelli di biondo platino, per un immagine certo lontana dal mio consueto aspetto…Sai che scandalo a quei tempi, in particolare in Calabria, con sei fratelli ed un padre di 48 anni… Riguardo il centenario, sono stato recentemente contattato da una troupe fotografica di Milano, una serie di foto relative alla mia immagine sarà inclusa nella mostra che si terrà a Los Angeles e  a Rimini”. Si sta avvicinando l’ora dei saluti, ma vi è ancora tempo per discorrere su qualche altro argomento, per esempio se vi sia stato con qualche regista un rapporto amicale oltre che professionale o in quale ruolo si sia sentito più appagato, finendo col chiedere se abbia qualche rimpianto o, più presumibile considerandone il vitale entusiasmo di cui ho scritto sopra, qualche desiderio ancora da appagare nel prossimo futuro.

Pupi Avati e Fiorino (Strill)

“ Sicuramente sono molto legato a Pupi Avati, che mi ha voluto in molti suoi film, come, fra gli altri,  Gli amici del Bar Margherita o Il papà di Giovanna, credo mi consideri un po’ il suo attore feticcio, visto che, a quanto dicono, porto fortuna alle sue realizzazioni … Ricordo con particolare piacere il ruolo dell’aiuto commissario ne Il furto della Gioconda (1978); il regista dello sceneggiato, Renato Castellani, mi ha consentito di esprimermi al meglio delle mie capacità e no, non ho alcun rimpianto, come le dicevo i tanti sacrifici e le scelte di vita attuate ponendo la famiglia al primo posto sono state ripagate dal costante abbraccio del pubblico, nella mia terra e non solo…Desideri da appagare, uno, essenzialmente, ne abbiamo già parlato altre volte e purtroppo ancora non si trovano le persone giuste, diciamo così, perché possa concretamente realizzarsi: mi piacerebbe che dal libro autobiografico Piccole fughe, scritto insieme a Isabella Serra, e dal quale è stato già tratto un cortometraggio, Attimi di fuga, 2007, per la regia di Umberto Innocenzi, venisse derivata una fiction, tutto è pronto, sceneggiatura, cast, in parte, e casa di produzione”. E’ giunto il momento dei saluti, un affettuoso grazie a Paolo Fiorino per la cortese disponibilità e per aver ancora una volta confermato quell’impressione scaturita dal nostro primo incontro, ovvero il suo essere tanto un uomo dal modo di fare sempre diretto, sincero, non scevro da una suadente e naturale eleganza, quanto un attore capace di offrire spazio nella realizzazione delle proprie aspirazioni alla dimensione propriamente umana del cinema quale sogno felicemente condiviso.


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