Un ricordo di Danny Aiello

Danny Aiello (Il Mattino)

Lo scorso giovedì, 12 dicembre, ci ha lasciato l’attore italo-americano Danny Aiello, morto nel New Jersey all’età di 86 anni (nacque a Manhattan, New York, nel 1933, il padre era figlio di immigrati italiani, mentre la madre aveva origini napoletane), la cui attività si è divisa fra il teatro off Broadway ed il cinema, settore quest’ultimo dove, fisico imponente, faccione simpatico ma il cui sguardo poteva esternare tanto una bonomia da bravo padre di famiglia (ricoprì questo ruolo nel video di James Foley della canzone Papa Don’t Preach, 1986, cantata da Madonna, da lei scritta con Brian Elliot) quanto una sottesa, glaciale, cattiveria, ha ricoperto con camaleontica istintività diversi ruoli da caratterista, termine che, nel suo come in altri pochi casi, rientra a pieno nella definizione propria di quell’interprete che, in virtù di ben definite peculiarità, umoristiche o drammatiche, volte a conferire un  preciso percorso all’interno dell’impianto narrativo, riesca ad oltrepassare i confini della semplice macchietta o del classico “tipo” anche in virtù di determinate particolarità fisiche o comportamentali nello svolgersi di una scena, fino a giungere all’identificazione totale con il genere cinematografico nel cui ambito si trovava frequentemente a recitare.

(MyMovies)

L’esordio di Aiello sul grande schermo risale al 1973, Batte il tamburo lentamente (Bang The Drum Slowly, 1973, John D. Hancock), cui seguirono un ruolo minore ne Il padrino-Parte II (The Godfather- Part II, Francis Ford Coppola, 1974), una parte più definita ne Il prestanome (The Front, Martin Ritt, 1978), continuando quindi con sapide ed eccellenti caratterizzazioni in molti titoli, tra le quali si possono ricordare quelle profuse in Li troverò ad ogni costo (Hide in Plain Sight, James Caan, 1978), C’era una volta in America (Once Upon a Time in America, 1984, Sergio Leone), La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose of Cairo, 1985, Woody Allen), Stregata dalla luna (Moonstruck, 1987, Norman Jewison), Fa’ la cosa giusta (Do the Right Thing, 1989, Spike Lee, candidatura per il Miglior Attore non Protagonista), Hudson Hawk (1991, Michael Lehmann), Lèon (Luc Besson, 1994).

 


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