Un ricordo di Camillo Milli

Camillo Milli (Adkronos)

Ci lascia l’attore Camillo Milli, morto ieri, giovedì 20 gennaio, a Genova, da anni sua abituale residenza. Nato a Milano nel 1929, Milli (Camillo Migliori all’anagrafe) ebbe la sua formazione attoriale in teatro, sotto la guida di Giorgio Strehler: debuttò al Piccolo Teatro di Milano nel 1951 e qui calcò le scene fino al 1953, mentre successivamente, fra gli anni ’60 e ’70, recitò al Teatro Stabile di Genova, prediligendo soprattutto le opere di Carlo Goldoni (che interpretò al cinema ne La locandiera, Paolo Cavara, 1980), diretto per lo più da Luigi Squarzina, lavorando poi anche con Dario Fo, sul palcoscenico come nell’adattamento televisivo di alcune sue commedie (La signora è da buttare; Parliamo di donne). Attivo sul grande schermo già dal 1955 (Ragazze d’oggi, Luigi Zampa), fu però dagli anni ’70 che Milli s’impose come eccellente caratterista, in forza di un volto apparentemente bonario e di un inconfondibile timbro vocale (Vogliamo i colonnelli, Mario Monicelli, 1973; In nome del Papa Re, Luigi Magni, 1977; Il marchese del Grillo, 1981, Monicelli), trovandosi poi particolarmente a suo agio accanto a Paolo Villaggio e Lino Banfi, offrendo rilevanza attraverso la sua recitazione a determinate situazioni volgenti al comico o al grottesco.

Lino Banfi e Milli (Il Giorno)

Col primo recitò in Fantozzi contro tutti (Neri Parenti, Villaggio, 1980) interpretando il direttore della Megaditta Marchese Conte Piermatteo Barambani (“I miei cari inferiori!”), poi in Fantozzi subisce ancora (Parenti, 1983), dove invece andò ad impersonare il Professor Leonida Grandi o, meglio, Mahatma Grandi come l’appellava con sussiego il grigio ragioniere che si era rivolto al luminare (ortopedico…) per l’interruzione di gravidanza della figlia Mariangela (Plinio Fernando) e nella citata trasposizione della commedia di Goldoni, La locandiera, così come in Sogni mostruosamente proibiti (Parenti,1982), Rimini Rimini (Sergio Corbucci, 1987) e Ho vinto la lotteria di Capodanno (Parenti, 1989). Con il secondo invece rivestì i panni del Commendatore Borlotti, presidente della squadra di calcio, fittizia, Longobarda, allenata da Oronzo Canà (Banfi), in difficoltà nel coniugare i verbi ma non nella compravendita dei giocatori in comproprietà (L’allenatore nel pallone e il suo seguito, entrambi diretti da Sergio Martino, 1984 e 2008). Da ricordare infine la sua interpretazione di Licio Gelli in  I banchieri di Dio – Il caso Calvi (Giuseppe Ferrara, 2002) e l’ attività sul piccolo schermo, dove esordì nel 1962 (Fior di Hawaii, Vito Molinari, 1962), prendendo poi parte ad alcuni Caroselli e nel corso degli anni a sceneggiati e fiction.


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