Barber Ring

Presentato lo scorso sabato, 11 giugno, alla 18ma edizione del Biografilm Festival (Bologna, 10-20 giugno; Mymovies, 12-22 giugno), Barber Ring è un documentario scritto e diretto da Alessio Di Cosimo, al suo secondo lungometraggio dopo Tizzo, storia di un grande campione (2016). Si offre visualizzazione al percorso, umano precipuamente ancora prima che sportivo e lavorativo, intrapreso da Manuel Ernesti, particolare figura di pugile barbiere: il suo fronteggiare tutta una serie di problematiche esistenziali va a delineare nel corso della narrazione un fulgido esempio di come non sia sempre e soltanto l’ambiente in cui si è nati e cresciuti a condizionare, in positivo o in negativo, l’essere umano, in quanto a fare la differenza sarà la forte determinazione di quest’ultimo nell’instradare la rabbia, la frustrazione, il senso d’impotenza che ti attanagliano nel non riuscirti ad esprimerti nell’ambito di una determinata realtà, a meno di non assecondarne il degrado e la violenza che la caratterizzano, all’interno di un sentiero che, attraverso una serie di sacrifici, inevitabili ripensamenti o adattamenti in corso d’opera, porterà alla meta dell’autodeterminazione e dell’affermazione di sé, fino alla compiuta rivalutazione della propria essenza vitale. Il regista fa sì che la storia di Manuel si dipani con naturalezza, sia seguendo il protagonista con la macchina a mano nella consueta quotidianità, raccogliendone ricordi e aneddoti per il tramite dei suoi racconti di vita o di quelli esternati dalla madre e dagli amici più cari, sia intercalando e giustapponendo riprese di vecchi video relativi all’infanzia e all’adolescenza, evitando fortunatamente la retorica celebrativa nel prediligere invece un linguaggio ben più realistico e diretto.

Manuel Ernesti

I descritti stilemi rappresentativi si rivelano dunque idonei a porre in giusto risalto ogni elemento ambientale, comportamentale e caratteriale, in relazione all’emarginazione sociale propria del contesto in cui ci si trova a vivere, dove è un attimo lasciarsi irretire dal canto delle sirene “così fan tutti”, vedi il fratello di Manuel, Marco, coinvolto in un giro di droga e consegnato dalla stessa madre ai Carabinieri. Un confine fra bene e male dai contorni particolarmente labili per chi ha vissuto i primi anni della propria vita conoscendo l’indigenza e la promiscuità dell’abitare in una vecchia caserma dei Vigili Urbani occupata da più famiglie in quel di Ostia, fino a quando i genitori, che si sposarono all’età di 19 anni, non ottennero una casa popolare ad Acilia, dovendo fare i conti anche qui con degrado ed emarginazione, per poi rinvenire la possibilità di riversare ogni malanimo all’interno di un’attività sportiva, la boxe, iniziata da un Manuel quattordicenne, seguito dall’allenatore Fabio, fino a disputare 146 incontri (136 vittorie, 10 sconfitte), divenendo The Diamond della Nazionale Italiana, conseguendo obiettivi importanti come i 6 campionati italiani e un Europeo Juniores, 8 medaglie d’Oro internazionali (di cui 3 al Six Nation Cup), guidando per tre anni la Nazionale Italiana Juniores. Ma il nostro prenderà presto consapevolezza di come lo sport, pur portando onori e meriti, non possa sempre costituire un valido mezzo di sussistenza, in particolare una volta che ci si è sposati e messo al mondo una bambina, per cui, all’età di 27 anni, eccolo, ispirato dall’attività di parrucchiera della sorella, dedicarsi, andando incontro a vari sacrifici, all’apprendimento del mestiere di barbiere, dopo aver alternato agli allenamenti il lavoro di buttafuori nei locali notturni.

Rammentando ogni tratto percorso in quel tragitto che gli ha permesso di deviare dalla violenza autodistruttiva, Manuel metterà poi su il progetto Barber Ring, “allungando verso gli altri quella mano che da piccolo avrebbe voluto vedere allungarsi verso di sé”, offrendo una possibilità formativa, per il tramite dell’apprendimento di un mestiere come di uno sport, a tutti coloro che intendano riscattarsi dalla loro apparente condizione di “perdenti”, così da perseguire il diritto alla conquista, se non propriamente della felicità, almeno di un successo personale nell’affermazione di una concreta individualità, ricordando quanto si evidenziava, giusto per restare in tema, nel cult Rocky (John G. Avildsen, 1976), ovvero sviluppare la capacità di cadere quale possibilità di restare in piedi, rimarcando l’importanza della lotta, e del sapere resistere, tanto ai pugni dell’avversario, quanto, simbolicamente, a quelli inferti dalla vita, rispetto alla vittoria pura e semplice. Barber Ring, andando a concludere, è un documentario piuttosto coinvolgente, forse avrebbe meritato una maggiore concisione verso il finale che, ad avviso di chi scrive, soffre di insistite reiterazioni, ma si sostanzia complessivamente come un intenso racconto di formazione: il tenace perseguimento di un obiettivo, spogliato della veste del classico sogno nel cassetto, richiederà fatica ed impegno, cui si aggiungerà la necessità di dover mettere in campo delle scelte, atte a superare determinate difficoltà, fino a conferire al tutto la consistenza di una vera e propria “medaglia al valore” una volta raggiunto l’agognato traguardo.

Sono un guerriero in tutto quello che faccio”, afferma Manuel, manifestando l’attitudine ad assecondare gli eventi fronteggiando il vento contrario con le armi della caparbietà e totale dedizione alla “missione” che si è prefisso, restando però sempre e comunque se stesso, non rinnegando certo le proprie origini, dalle quali non si è lasciato sopraffare, rendendole plasmabili alle proprie necessità ed aspirazioni, senza dimenticare il bene prezioso della condivisione. Ricordo in chiusura che Barber Ring concorre come evento speciale al Tutta un’altra storia Award Bologna, premio assegnato da una giuria giovani composta da 7 ragazzi dell’Istituto Penale per Minorenni Pietro Siciliani del capoluogo emiliano e al Tutta un’altra storia Award Imola, assegnato da una giuria giovani composta da 7 ragazzi della comunità educativa Il Giardino dei Ciliegi di Imola, all’interno del progetto educativo d’inclusione sociale Tutta un’altra storia dedicato ai ragazzi e ragazze in situazione di marginalità sviluppato dal Biografilm Festival e finanziato quest’anno dal Ministero di Giustizia – Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità, nell’ambito delle iniziative di educazione alla legalità, cittadinanza attiva e giustizia riparativa previste dal progetto Next Generation, con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

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2 risposte a "Barber Ring"

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