“Cesare deve morire” candidato agli Oscar 2013

cesare-deve-morire-candidato-agli-oscar-2013-L-skC2m0L’apposita commissione selezionatrice (Angelo Barbagallo, Nicola Borrelli, Francesco Bruni, Martha Capello, Valerio De Paolis, Piera Detassis, Nicola Giuliano, Fulvio Lucisano e Paolo Mereghetti) istituita, su incarico dell’Academy Award, presso l’Anica ha espresso il suo verdetto: Cesare deve morire, regia di Paolo e Vittorio Taviani, sarà la pellicola rappresentante il nostro paese alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua straniera; l’Academy renderà note le nomination il 10 gennaio 2013, mentre il 24 febbraio avrà luogo la serata di premiazione.

I fratelli Taviani
I fratelli Taviani
Personalmente, pur non avendo potuto ancora visionare la pellicola (attendo il dvd), causa i soliti problemi distributivi della mia zona (anche, se a onor del vero, mi pare che a livello nazionale le cose non siano andate meglio), la ritengo un’ottima scelta, perché Cesare deve morire, già premiato con L’Orso d’Oro a Berlino e vincitore di cinque David di Donatello ( attualmente è in concorso al New York Film Festival) rappresenta il ritorno ad un cinema italiano non solo di qualità (al riguardo, tra i film in corsa per la selezione vi erano ottime proposte), ma che sa recuperare e fare concretamente propria la voglia di sperimentare, di mettersi in gioco, pur nella scia della tradizione di una cinematografia d’impegno civile.

Gli “avversari” in campo si preannunciano agguerriti, in attesa che, domani, si pronunci la Spagna: Quasi amici, Olivier Nakache, Eric Toledano (Francia); Sangue do meu Sangue, João Canijo (Portogallo); Amour, Michael Haneke (Austria); Pieta, Kim Ki-duk (Sud-Corea); Fill the Void, Rama Burshtein (Israele); A perdre la raison, Joachim Lafosse (Belgio); Children of Sarajevo, Aida Begic (Bosnia-Herzegovina); A Royal Affair, Nikolaj Arcel (Danimarca); Barbara, Christian Petzold (Germania); Kon-Tiki, Espen Sandberg e Joachim Rønning (Norvegia); 80 Million, Waldemar Krzystek (Polonia); Beyond the Hills, Cristian Mungiu, (Romania); The Hypnotist, Lasse Hallström (Svezia); Sister, Ursula Meier (Svizzera).

Per ricordare gli ultimi successi italiani al riguardo, dobbiamo tornare indietro nel tempo, ad un passato relativamente recente per le nomination (2006, La bestia nel cuore, di Cristina Comencini) e un po’ più distante riguardo l’agognata statuetta: correva l’anno 1999, La vita è bella, di Roberto Benigni… Usque tandem…?


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