“Vitti d’arte, Vitti d’amore”

Riporto di seguito la trascrizione del mio intervento introduttivo alla rassegna cinematografica “Vitti d’arte, Vitti d’amore”, organizzata il 9 e il 10 agosto dal Circolo di Lettura dell’ARAS di Roccella Jonica-Sezione cinema all’interno dei Caffè artistico-letterari 2018, che ha visto la proiezione nel cortile dell’ex Convento dei Minimi dei film Amore mio aiutami, 1969, e Polvere di stelle, 1973, entrambi per la regia di Alberto Sordi. Un rinnovato grazie di cuore alla compagna di viaggio Rossella Scherl, autrice anch’essa di un emozionante intervento introduttivo, nonché al Circolo di Lettura, al Comune di Roccella e al service di Angelo Fantò che ha garatito una perfetta visione al numeroso e partecipe pubblico intervenuto. Preziosa per la preparazione dell’intervento si è rivelata la lettura del libro La dolce Vitti (Edizioni Sabinae/Luce Cinecittà, 2018).

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Monica Vitti

Buonasera a tutti, grazie per la vostra presenza a questo primo appuntamento con la rassegna cinematografica Vitti d’arte, Vitti d’amore, titolo ripreso da uno scambio di battute fra Lelio Luttazzi e Monica Vitti nel corso di uno sketch televisivo, che intende rendere omaggio a Maria Luisa Ceciarelli, nome all’anagrafe (Monica: protagonista di un libro che stava leggendo/Vitti:il cognome della madre, Vittiglia, abbreviato) della più poliedrica e duttile delle nostre attrici, capace di passare con disinvoltura dal tragico al comico, sfruttando la sua ironia ed autoironia con uno stile invidiabile ed un’eleganza scenica giocata sulla discrezione: basta un semplice sguardo o un candido sorriso, quasi impercettibile a volte, ad evidenziare un fascino naturale, lontano anni luce da un divismo artefatto, magari costruito a tavolino. Lineamenti spigolosi e fisico sottile quando le colleghe esibivano tratti morbidi e opulenti, una voce roca, che fece scrivere al medico esaminante nell’ambito della visita medica di routine prevista per gli allievi promossi all’interno dell’Accademia Nazionale Arte Drammatica Silvio D’Amico, frequentata dall’attrice nel 1950-51, per diplomarsi nel ’53: “Le sue corde vocali non le consentono gli sforzi di una carriera teatrale”. Al riguardo possiamo dire che la Vitti qui diede la sua prima prova di grande attrice, minacciando di ammazzarsi seduta stante: fu tanto convincente che il dottore stracciò immediatamente il certificato.

(SALT Editions)

Nello stesso anno del diploma debuttò in teatro, cercando al contempo di avvicinarsi al cinema, molti provini però andarono a vuoto, causa, riprendendo quanto detto prima, la non aderenza, alta, magra, miope, seno piccolo, lentiggini, naso “importante”, allo stereotipo allora imperante delle “maggiorate fisiche”, le dicevano sovente “Non è fotogenica”.  
Trovò comunque spazio, nonostante la voce roca, come doppiatrice: qui entra in gioco Michelangelo Antonioni, il quale l’aveva già resa prima attrice nella sua compagnia, che gli affidò il doppiaggio di Dorian Gray ne Il grido (1957) ed in seguito ne fece la sua musa, protagonista di film dalla forte caratterizzazione psicologica/esistenzialista (L’avventura, La notte, L’eclissi, Deserto rosso).
Quindi possiamo dire che all’interno della stessa donna convivevano due indoli, una comica/brillante, forse più naturale in quanto in linea col suo carattere estroverso, l’altra drammatica, andando delineare in ambedue i casi una modernità d’antidiva, oltre alla capacità di dare vita a personaggi femminili mai di “corredo” o subalterni a quelli maschili, alla ricerca di una propria identità,  da sostenere in nome di una sofferta autodeterminazione.
La svolta definitiva, che la consacrò fra i “colonnelli” della commedia all’italiana, avvenne grazie al film La ragazza con la pistola, 1969, per la regia di Mario Monicelli e con una brillante sceneggiatura, scritta appositamente per lei da Rodolfo Sonego e Luigi Magni.

(Cinema Italiano Database)

Un breve cenno ai due film scelti per la rassegna: si è optato per due titoli che vedono la regia di Alberto Sordi, in quanto quest’ultimo può ritenersi il partner ideale della Vitti, nel segno di una vivida complementarietà, amici nella vita ed una invidiabile sintonia sulle scene. Lavorarono insieme per la prima volta nel film Il disco volante, 1964, Tinto Brass, dando vita ad un sodalizio artistico di breve durata ma che ha lasciato il segno all’interno della nostra commedia: Amore mio aiutami, Il leone, episodio da Le coppie, 1970, Polvere di stelle, 1973, Io so che tu sai che io so, 1982; riguardo il film in proiezione questa sera, Amore mio aiutami, Sordi come detto oltre che interprete è anche regista e sceneggiatore, in quest’ultimo caso insieme a Rodolfo Sonego e Tullio Pinelli: la regia non sarà forse particolarmente inventiva, ma riesce a circoscrivere con attenzione ed una certa accuratezza formale ambienti e situazioni (basterebbe al riguardo citare la sequenza d’apertura, idonea a descrivere efficacemente la prospettiva propria di una coppia felice all’interno di un agiato ambiente borghese, indugiando con accorti movimenti di macchina su mobili ed oggetti), oltre a valorizzare ogni singola prestazione attoriale e ad assecondare toni progressivamente grotteschi.

Rossella Scherl e Antonio Falcone (foto di Gisella Falcone)

Appare certo sagace, e concludo, l’intuizione di descrivere le reazioni scaturenti dai costumi sociali in costante evoluzione offrendo spazio alle problematiche di una coppia sposata capovolgendo il consueto punto di vista, considerando che non è l’uomo ad avere un amore extraconiugale, ma la donna e il protagonista maschile ben rappresenta un’Italia in bilico fra modernità ed antichi retaggi, faticando non poco a superare questi ultimi, restandovi fondamentalmente ancorata, arrivando infine ad un’accettazione, pur dolorosa, dell’inedita situazione che si verrà a creare. Grazie, buona visione.

Una risposta a ““Vitti d’arte, Vitti d’amore”

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