Un ricordo di Ugo Gregoretti

Ugo Gregoretti (Torino Oggi)

Ci lascia Ugo Gregoretti, regista cinematografico, televisivo e teatrale, morto oggi, venerdì 5 luglio, a Roma, sua città natale (1930). Nel corso della sua carriera Gregoretti si rivelò ben presto autore tanto arguto quanto piacevolmente leggiadro nel mettere alla berlina tutte le anomalie e le contraddizioni proprie della società italiana sulla via del boom economico e dei conseguenti mutamenti esistenziali, per lo più evolutivi (la voglia di rinnovamento dei giovani, la consapevolezza di un’inedita sessualità da parte delle donne), nonostante il resistere di antichi retaggi, servendosi in primo luogo del mezzo televisivo: una volta entrato in RAI, nel 1953, realizzò infatti vari servizi giornalistici e numerose inchieste per rubriche di costume (Semaforo, 1954; Controfagotto, 1960), inedito impasto di realtà e finzione drammaturgica, ma anche documentari (La Sicilia del Gattopardo, 1960),  senza dimenticare la profonda innovazione apportata negli sceneggiati televisivi (uno su  tutti Il circolo Pickwick, 1968, 6 puntate, tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dickens, 1836). Eguali propositi e stilemi si possono rinvenire nella sua interessante produzione cinematografica, che assume rilievo in particolar modo riguardo la regia di singoli episodi nell’ambito di film collettivi, rimarcando in tal caso la propensione che gli era propria al rapido tratteggio, pur avallando una consistente profondità relativamente alla caratterizzazione dei personaggi e alla rilevanza delle tematiche affrontate. Inoltre Gregoretti, a testimonianza di una indubbia poliedricità, è apparso anche come attore in molti film (per esempio Amore mio, aiutami, 1969, Alberto Sordi; Il comune senso del pudore, 1976, sempre diretto da Sordi; La terrazza, Ettore Scola, 1980)

(Bif&st 2014)

Il suo titolo d’esordio sul grande schermo, I nuovi angeli (1962), interpretato da attori non professionisti, delinea un viaggio, strutturato in otto episodi, attraverso l’Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, passando per Campania, Toscana e riviera adriatica, inteso a svelare inedite emozionalità giovanili di fronte ad altrettanto nuove problematiche riguardo l’ambito sociale e morale. L’episodio Il pollo ruspante di  RO.GO.PA.G., 1963, protagonista un eccelso Ugo Tognazzi, vede invece Gregoretti scagliarsi contro l’avanzare prepotente del consumismo, rimarcando l’influenza della pubblicità nello stile di vita familiare, condizionandone i comportamenti fino ad estreme conseguenze. Nello stesso anno gira un film certo atipico, almeno per il cinema italiano del periodo, Omicron, che unisce ideologia militante e parodia del genere fantascientifico hollywoodiano, per un risultato complessivo forse non del tutto bilanciato ma comunque testimonianza di una fervida intelligenza di scrittura, forte di uno stile sferzante e caustico, che trovò ulteriore espressione, “pescando” fra i titoli della sua filmografia, ne Le belle famiglie (1964), che si avvale nuovamente di una struttura ad episodi. In seguito Gregoretti diradò la sua attività cinematografica, prediligendo soprattutto documentari (Apollon: una fabbrica occupata, 1969; Contratto, 1970; Dentro Roma, 1976, Un altro mondo è possibile, 2001, fra gli altri) insieme a regie televisive e teatrali, mantenendo sempre un atteggiamento ironicamente sprezzante, anche nei confronti di se stesso: “Perché ho girato così pochi film? C’è un motivo. Per molti ero un miserabile rospo che usciva dal pantano maleodorante delle disprezzatissima tv, osando fare un salto nell’Olimpo del cinema”.

 

 

 


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