Raffaele Pisu (1925-2019)

Raffaele Pisu (Avvenire)

Come ho già scritto in un precedente articolo, l’estate tuttora in corso ha portato con sé, e purtroppo continua a portare, tristi notizie relative al mondo dello spettacolo, dovendo ancora una volta segnalare la scomparsa di un attore, Raffaele Pisu (Guerrino Pisu all’anagrafe, Bologna, 1925), morto lo scorso 31 luglio a Castel san Pietro Terme (BO): la sua carriera artistica si è mano a mano delineata all’insegna di una impagabile poliedricità, mostrandosi a suo agio tanto in ruoli prettamente comici che in altri altamente drammatici, caratterizzando i primi con un sarcasmo mai acre, ma egualmente sferzante, ed i secondi con un sotteso senso di rassegnata malinconia. Una volta conclusosi il II Conflitto (in qualità di partigiano fu prigioniero dei tedeschi per un anno), Pisu iniziò a lavorare come presentatore per Radio Bologna per poi, fra il 1945 e il 1947, versare il suo interesse nei confronti dell’attività teatrale, risultando infatti tra i fondatori del teatro La soffitta di Bologna e lavorando per due stagioni nella compagnia di Memo Benassi, anche se popolarità e successo arriveranno verso la fine degli anni ’50 quando, dopo aver preso parte alla rivista Festival, con Wanda Osiris, fu protagonista accanto a Lisetta Nava e Gino Bramieri dello spettacolo SPQM, rivelando una volta per tutte doti istrioniche ed un innato talento comico. In contemporanea all’attività teatrale Pisu iniziò a farsi notare anche al cinema, a partire da una piccola parte ne Il padrone del vapore (Mario Mattoli, 1951).

(Nami.Le vie del cinema)

Proseguì poi con titoli quali, tra gli altri, Ridere! Ridere! Ridere! (Edoardo Anton, 1954), I pappagalli (Bruno Paolinelli, 1955), Padri e figli (Mario Monicelli, 1957), Susanna tutta panna (Steno, 1957), Le bellissime gambe di Sabrina (Camillo Mastrocinque, 1958), Carosello di canzoni (Luigi Capuano, 1958), Valeria, ragazza poco seria (Guido Malatesta, 1958), Agosto, donne mie non vi conosco (ancora Malatesta, 1959), ora spalla comica ora protagonista (il citato Carosello di canzoni), in genere impersonando un ingenuo giovanottone  un po’ svagato e dall’ironia visionaria, il tutto intervallato da un’altrettanto intensa attività sul piccolo schermo, che trovò la sua conclamazione grazie allo spettacolo del sabato sera sull’allora unico canale Rai L’amico del giaguaro, 1961, conduzione di Corrado, con il nostro a formare un formidabile trio comico insieme a Marisa Del Frate e  Bramieri, dando vita nel corso dello spettacolo a delle irresistibili parodie di celebri capolavori cinematografici.
Ritornando all’attività di Pisu sul grande schermo, è certo da ricordare, tra commedie, musicarelli (per esempio In ginocchio da te, Ettore Maria Fizzarotti, 1964) ed anche peplum  (Ulisse contro Ercole, Mario Caiano, 1962), la sua intensa interpretazione del soldato Libero Gabrielli in Italiani brava gente, diretto da Giuseppe de Santis nel 1964, film che non riscontrò molto successo tanto che Pisu diminuì la sua attività cinematografica dedicandosi in particolar modo alla televisione.

Provolino e Pisu (LiberoReporter)

Qui fu protagonista di numerosi Caroselli (per chi, citando Salvatores, possa ancora vantare ricordi in bianco e nero, era sua la voce dell’ “omino coi baffi” protagonista della reclame di una nota marca di caffettiere: Sì, sì. Sembra facile!) e continuò a macinare popolarità grazie all’irriverente personaggio di Provolino (Boccaccia mia, statti zitta, sua esclamazione ricorrente), burattino ideato dall’attore (insieme a Paul Campani), che lo animava interagendo con lui, a partire da Vengo anch’io, 1968, e proseguendo con Che domenica amici, Senza rete, La domenica è un’altra cosa (la voce era di Oreste Lionello, sostituito poi da Franco Latini). Provolino divenne presto uno dei primi esempi di sfruttamento commerciale in Italia, protagonista di fumetti, incisioni discografiche, riproduzioni.
A partire dagli anni ’70 la comicità surreale ed incisiva al contempo di Pisu sembrò non potesse più trovare posto, almeno sulle reti nazionali, il nostro si defilò, iniziò un’attività di gelataio in Sardegna, apparendo in qualche trasmissione sulle tv private, per poi ritornare nel 1989 in gran forma, come se il tempo non fosse realmente trascorso, quando Antonio Ricci lo volle conduttore di Striscia la notizia, Canale 5, accanto a Ezio Greggio, mentre al cinema rivolse ancora una grande prova attoriale ne Le conseguenze dell’amore, Paolo Sorrentino, 2004, che gli valse il Nastro D’Argento come Miglior Attore non Protagonista.

 


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