Roma, Palazzo Firenze: “Luciano Salce – L’ironia è una cosa seria”

Luciano Salce, chi era costui? La parafrasi delle parole che Don Abbondio “ruminava tra sé” a proposito del filosofo greco Carneade (I promessi sposi, Alessandro Manzoni, ottavo  capitolo) credo possa rivelarsi opportuna ad evidenziare come, a trent’ anni dalla  scomparsa, sul poliedrico regista, sceneggiatore ed attore, dall’aria elegantemente distaccata, attivo in ogni settore dello spettacolo, radio e televisione comprese, sia sceso il silenzio:  la sua vasta produzione, pur discontinua e a volte modesta nei risultati, meriterebbe invece di essere presa in considerazione distaccandosi dai pregiudizi espressi all’epoca, dando risalto alla sua grande abilità nella direzione degli attori, ai quali sapeva attribuire il giusto spazio, permettendogli di esprimersi al meglio delle loro possibilità interpretative, senza tralasciare l’innato gusto per la satira sociale, con un sarcasmo dai toni amari, e quello sguardo disilluso, ironico ed autoironico, sulla decadenza morale del nostro paese in un arco temporale che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta.
Ecco perché è da considerarsi benvenuta la mostra Luciano Salce – L’ironia è una cosa seria, curata da Emanuele Salce ed Andrea Pergolari con l’ideazione scenografica curata da Enrico Serafini, che  sarà inaugurata mercoledì 25 settembre alle ore 18.00 e visitabile dal giorno successivo fino al 6 ottobre nella Capitale, a Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri di Roma, dalle ore 10.00 alle 19.00. Il percorso biografico ed artistico di Salce verrà raccontato in virtù di approfonditi materiali provenienti dal Fondo Luciano Salce, anche documenti inediti, e tramite incontri tematici, con il supporto di materiali fotografici, audio e video d’archivio; attraverso trentanove pannelli espositivi se ne ripercorrerà la vita e la carriera: foto, recensioni, articoli, locandine, copioni, lettere, tutto contribuirà a raccontare, secondo il filo logico dell’ironia, una figura intellettuale centrale per ricostruire una storia della cultura italiana del Novecento.

Emanuele Salce (Eventi Culturali Magazine)

In particolare il programma  prevede la seguente cadenza di appuntamenti: 25 settembre, ore 18.00, serata inaugurale, con l’incontro Luciano Salce: l’uomo ed il regista cinematografico, moderato da Mario Sesti coadiuvato da Valerio Caprara, Domenico Monetti, Andrea Pergolari ed Emanuele Salce, che seguirà a un breve filmato di sequenze significative del cinema del cineasta romano. Dagli studi al collegio Mondragone alla prigionia nel campo di concentramento tedesco; la falsa notizia della sua adesione a Salò; e poi il suo importante percorso registico nella commedia cinematografica italiana; il rapporto con gli attori Tognazzi, Vitti e Villaggio; la creazione della maschera di Fantozzi. Tutto questo alla presenza di numerosi ospiti del mondo dello spettacolo. 2 ottobre, ore 18.00: L’altro Salce, incontro moderato da Franco Cordelli insieme ad altri illustri ospiti. Si parlerà delle multiformi espressioni artistiche di Luciano Salce, le esperienze in teatro, radio e tv; la formazione in Accademia d’Arte Drammatica, il lungo apprendistato teatrale, la passione per il teatro francese, la costituzione con Caprioli, Bonucci e Valeri del Teatro dei Gobbi; l’arrivo in Brasile all’inizio degli anni ’50; la rifondazione del teatro brasiliano e la fondazione del Teatro Brasileiro de Comedia; il successo televisivo degli anni ’60 come ospite di Studio Uno; i programmi satirici radiofonici degli anni ’70: Formula Uno, I malalingua, Blackout. 6 ottobre, ore 17.00: serata finale, condotta da Gianluca Guidi, per una festa/evento in cui amici e artisti renderanno omaggio a Salce attraverso interventi, letture e improvvisazioni, citazioni e ricordi, impreziosita dalla musica dei suoi film e delle sue canzoni, dirette dal Maestro Fabio Frizzi.

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Luciano Salce (Diversamente-affabile-Gazzetta)

Luciano Salce (Roma, 1922-1989), una volta abbandonati gli studi giurisprudenziali causa l’incedere del II Conflitto (subì anche un periodo di prigionia in Germania), esordì in qualità di attore cinematografico (Un americano in vacanza, 1946, Luigi Zampa) ed interprete nel teatro di rivista quando ancora era studente all’Accademia nazionale di arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, dove si diplomò nel 1947, per poi, tre anni più tardi, trasferirsi in Brasile, su invito dell’amico Adolfo Celi, dove, dopo aver lavorato per la televisione ed assunto la vice-direzione artistica del Teatro Brasileiro de Comédia, oltre all’organizzazione, insieme a G. De Almeida, del Teatro de Segunda Feira,  debuttò come regista cinematografico, dirigendo per la casa di produzione Vera Cruz, nel 1953, la commedia Una pulga na balanca, su sceneggiatura di  Fabio Carpi, ed il melodramma Floradas na serra, adattamento del romanzo di Dinah Silveira de Queiroz. L’ispirazione derivata dalla commedia di situazione propria del teatro francese, l’ironia sferzante, una certa propensione al grottesco nel rappresentare i paradigmi “istituzionali” del buon matrimonio borghese la si rinviene nel primo film girato in Italia, Le pillole di Ercole (1960, tratto da una pochade a firma di Maurice Hennequin e Paul Bilhaud), interpretato da un eccelso Nino Manfredi. Il successivo Il federale, che vede sceneggiatori, oltre allo stesso Salce, Castellano e Pipolo, mette in scena un’aspra ed efficace satira del regime fascista e si avvale dell’eccellente interpretazione di Ugo Tognazzi nei panni dell’ottuso Primo Arcovazzi, graduato delle Brigate Nere tutto zelo ed aspirazioni di carriera che ha il compito di catturare e condurre a Roma il professore Bonafé (Georges Wilson), filosofo antifascista, missione che gli varrà la nomina a federale.

(Coming Soon)

Con questo film Tognazzi, che grazie a Che gioia vivere (René Clement, 1961) già aveva deviato dai consueti ruoli in asfittici filmetti girati alla buona, sfruttando la sua popolarità televisiva, , si trovò nella possibilità d’interpretare personaggi complessi, dalle varie sfaccettature, anche drammatiche: i citati Castellano e Pipolo,  sempre affiancati da Salce sceneggiatore e regista, lo vollero protagonista anche nei successivi La voglia matta, 1962, e Le ore dell’amore, 1963, rendendolo, con realistica efficacia e senza mai dimenticare i toni della satira, sempre più pungenti, idonea cartina di tornasole nello svelare le contraddizioni proprie di una società, di un mondo, in continua trasformazione, al cui interno individui in apparenza simpatici, affabili, ma fondamentalmente ipocriti, spesso sopraffatti da quella stessa vita che pensavano di dominare a proprio uso e consumo, e la cui ambizione, il porsi in competizione con quanto d’inedito si stava facendo strada nell’ambito della Storia, dei rapporti sociali, del costume, condurranno verso un’inevitabile, tragica, sconfitta. Nel soffermarmi sulla filmografia di Salce, mettendo quindi da parte la pur rilevante attività teatrale, così come quella radiofonica e televisiva di cui ho accennato ad inizio articolo, fra i vari titoli non si possono non ricordare La cuccagna, 1962, con Luigi Tenco al suo esordio come attore, amara riflessione sulle nascenti, acerbe, emozionalità giovanili espresse nei riguardi di altrettanto nuove problematiche nell’ambito sociale e morale.

(Coming Soon)

Ecco poi Slalom, 1965, curioso giallo-rosa forse un po’ in affanno nell’andamento complessivo, che comunque si sostanzia in una divertente parodia di North by Northwest (Intrigo internazionale, Alfred Hitchcock, 1959) ancora prima che delle appena nate pellicole dedicate al James Bond di Ian Fleming,  Ti ho sposato per allegria, 1967, adattamento dell’omonima commedia teatrale di Natalia Ginzburg, le sanamente provocatorie commedie a sfondo politico, realistiche e sempre contraddistinte da una satira al vetriolo, per quanto all’epoca tacciate sbrigativamente di qualunquismo, La pecora nera (1968) e Colpo di stato (1969, dove si paventa la vittoria dell’allora PCI alle elezioni politiche, con sonora sconfitta della Democrazia Cristiana…), L’anatra all’arancia, 1975, da un lavoro teatrale di   William Douglas Home e Marc-Gilbert Sauvajon, con Monica Vitti  ed Ugo Tognazzi splendidi protagonisti, il debutto cinematografico, dopo i trascorsi televisivi, giornalistici e libreschi, del tremebondo ragioniere interpretato da Paolo Villaggio, con  Fantozzi, 1975, e Il secondo tragico Fantozzi, 1976. Salce, anche sceneggiatore insieme a Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e lo stesso Villaggio, dirige con mano ferma i citati titoli, assecondando un’ironia piuttosto amara, per una  comicità che ancora prima del cabaret, trova le sue fonti nello slapstick del cinema muto per poi essere enfatizzata, fino all’iperbole surreale ed onirica, con toni sospesi tra il grottesco e il demenziale, quest’ultimi del tutto idonei a rappresentare la “tragica” condizione di un misero travet, dalle ascendenze letterarie ottocentesche, la cui accondiscendenza, verso superiori e colleghi, l’obbedienza e il servilismo più bieco rappresentano la sua sola ragione di vita o, meglio, l’unico mezzo per potere essere accettato e compreso in un sistema nel quale, consapevolmente, non potrà mi essere incluso.

(IMDb)

In virtù di tali caratteristiche il personaggio è più anarchico e reazionario di quanto possa apparire di primo acchito, tanto da superare a mio avviso, almeno in questo primo film e nel suo riuscito seguito, lo stadio di caricatura,  simbolo allo stesso tempo di quel ceto medio piccolo-borghese, del tutto vivo e pulsante nell’Italia degli anni ’70, prodotto estremo di un miracolo economico ormai al termine. La maschera offerta da Villaggio, capace di resistere anche ad uno sfruttamento eccessivo nella reiterazione quasi parossistica di gag e situazioni comiche, trovò poi ulteriore esplicazione ne Il… Belpaese (1977), Professor Kranz tedesco di Germania (1978), l’episodio Sì buana del film collettivo Dove vai in vacanza?, e Rag. Arturo De Fanti bancario precario (1980).
In chiusura mi piace anche menzionare Vieni avanti cretino (1982), protagonista Lino Banfi, dichiarato omaggio alla comicità popolare, non solo quella propria dell’avanspettacolo (il titolo cita una battuta dei fratelli de Rege), attingendo, nella accurata ricostruzione dei vari sketch, fra l’altro, alla commedia dell’arte e al vaudeville, ulteriore testimonianza di una poliedricità autoriale idonea a conciliare l’ accuratezza della messa in scena con la  sagacia di uno sprezzante sarcasmo mai fine a se stesso, anzi idoneo a sostenere la disincantata convinzione che l’ironia non sia solo “una cosa seria”, ma per dirla con  Romain Gary, “una dichiarazione di dignità, un’affermazione della superiorità dell’uomo su ciò che gli capita”.

 

Luciano Salce. L’ironia è una cosa seria-25 settembre / 6 ottobre 2019- Palazzo Firenze – Piazza di Firenze 27, Roma a cura di Emanuele Salce e Andrea Pergolari- ideazione scenografica di Enrico Serafini. La mostra è ospitata dalla Società Dante Alighieri, nella sua sede di Palazzo Firenze a Roma; con il contributo di Banca Cambiano, Invest Banca e quello del Centro Sperimentale di Cinematografia; con il patrocinio dell’Accademia d’Arte Drammatica, del Comune di Roma e con la collaborazione di RaiTeche e dell’Istituto Luce.

 


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