Un ricordo di William Hurt

William Hurt (Nonsolocinema)

Ci lascia William Hurt, tra gli attori simbolo del cinema hollywoodiano degli anni ’80 e ’90, morto ieri, domenica 13 marzo, nella sua abitazione di Portland. Nato a Washington nel 1950, Hurt era dotato di una presenza scenica elegantemente naturale, sobria nella gestualità, rimarcata da uno sguardo limpido nell’evidenziare malinconia e disagi esistenziali trattenuti, anche nella totale resa immedesimativa con i personaggi che andava ad interpretare. La sua formazione attoriale ebbe origini teatrali, rivestendo a partire dalla metà degli anni ’70 ruoli da protagonista alla New York’s Civic Repertory Company dopo aver frequentato, una volta abbandonati gli studi di teologia, i corsi di recitazione alla Tuft University di Medford e alla Julliard School di New York, ma anche all’Accademia d’Arte Drammatica di Londra, rimarcando già sul palcoscenico quella duttilità interpretativa che in seguito riverserà sul grande schermo. Qui vi debuttò nel 1980, con Altered States di Ken Russell, per poi proseguire con Eyewitness (Peter Yates, 1981) e rinvenire infine un ruolo da poter caratterizzare incisivamente col suo stile recitativo, alternando sensualità e introversione, quello del giovane avvocato Ned Racine in Body Heat, 1981, esordio registico di Lawrence Kasdan ispirato al capolavoro noir di Billy Wilder Double Indemnity (La fiamma del peccato, 1944, tratto dall’omonimo romanzo di James M. Cain, 1936), riprendendone l’atmosfera torbida e crepuscolare e potendo poi contare sull’apporto di una valida co-protagonista, la splendida Kathleen Turner, qui al suo debutto.

(Wikipedia)

Dopo Gorky Park (Michael Apted, 1983), è la volta di un’altra interpretazione iconica, ancora diretto da Kasdan, quella dello psicologo Nick, tormentato dai fantasmi della guerra in Vietnam e dalla droga, ne The Big Chill, 1983, mentre due anni più tardi sarà la volta dell’affermazione definitiva, quando Hurt darà dimostrazione di uno stile recitativo ancora più affinato, arricchito di inedite e profonde sfumature riflessive, nella coproduzione Stati Uniti-Brasile O beijo da mulher aranhaIl bacio della donna ragno, tratto dal romanzo dello scrittore argentino Manuel Puig, 1976 e diretto da Héctor Eduardo Babenco. Caratterizzato da un afflato onirico nell’ambito di una cornice realistica, il film incrocia attraverso i personaggi di due detenuti, compagni di cella in un carcere sudamericano, la militanza politica (il rivoluzionario marxista Valentin Arregui, interpretato da Raul Julia) e l’affabulazione cinematografica (i racconti intrisi di ricordi dei vecchi film hollywoodiani perpetrati da Luis Molina, interpretato da Hurt). Il film valse a Babenco la candidatura all’Oscar come Miglior Regista e fece conseguire ad Hurt la statuetta in qualità di Miglior Attore Protagonista e il premio per la Miglior Interpretazione Maschile al 38mo Festival di Cannes. Altrettanto intense nella loro caratterizzazione le interpretazioni profuse in Children of a Lesser God (Randa Haines, 1986) e Broadcast News (James L. Brooks, 1987), grazie alle quali ottenne due delle tre candidature all’Oscar come Miglior Attore Protagonista (l’altra la ricevette nel 2006, per A History of Violence, David Cronenberg).

(Wikipedia)

A prova della duttilità cui si è accennato ad inizio articolo si possono poi certo ricordare i ruoli di Macon Leary, scrittore di guide turistiche il cui matrimonio è andato in crisi dopo la morte del figlio dodicenne, che riacquisterà linfa esistenziale nell’incontro con la disarmante ed eccentrica Muriel Pritchett (Geena Davis), tenutaria di una pensione per cani, e di Harlan James, strafatto e sciamannato killer, improvvisato, insieme al cugino Marlon (Keanu Reeves), rispettivamente in The Accidental Tourist, 1988, e I Love You To Death, 1990, entrambi diretti da Kasdan, così come quelli in Alice (Woody Allen, 1990) e Bis ans Ende der Welt (Fino alla fine del mondo, Wim Wenders, 1991). Nel corso degli anni ’90 Hurt andò a diradare la sua presenza cinematografica, prediligendo per di più parti drammatiche ( ad esempio The Doctor, Randa Haines, 1991; La peste, Luis Puenzo, 1992; Mister Wonderdul, Anthony Minghella, 1993), sfiorando il manierismo e ritrovando in qualche occasione l’ispirazione originaria, fra sobrietà e toni più sentiti e partecipi (Smoke, Wayne Wang, 1995; Jane Eyre, Franco Zeffirelli, 1995, dal romanzo di Charlotte Brontë,1847), per poi invece standardizzarsi nell’ambito di altre realizzazioni, per quanto sempre all’insegna di una marcata versatilità attoriale e di una certa autoironia, lasciando comunque il segno soprattutto in opere quali il citato History of Violence, One True Thing (Carl Franklin,1998), A.I. Artificial Intelligence (Steven Spielberg, 2001), Au plus près du paradis (Tonie Marshall, 2002), The Good Shepherd (Robert De Niro, 2006), Into the Wild (Sean Penn, 2007).


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