Luigi Magni (1928-2013)

Luigi Magni
Luigi Magni
E’ morto stamane, domenica 27 ottobre, a Roma, sua città natale, Luigi Magni, regista cinematografico e teatrale, sceneggiatore e soggettista. Non sempre, almeno a mio avviso, è stata tenuta nella giusta considerazione la sua abilità nel conciliare la spettacolarità propria di un accurato affresco storico con un ben calibrato senso drammaturgico e in particolare merita attenzione l’indubbia perizia affabulante nel narrare i vari accadimenti a misura di essere umano.
E’ riuscito, infatti, a rendere evidente come gli abusi del potere costituito (ecclesiastico e civile), per quanto circoscritti all’epoca della loro messa in atto, fossero ancora radicati nell’attualità di ogni giorno, una sorta di lascito obbligatorio, all’insegna della sopraffazione espressa dai più forti verso i più deboli.
Non ha poi trascurato di sottolineare, riguardo quest’ultimi, nell’ alternanza fra toni ora bonari ora sarcastici, l’incapacità di mutare l’ordine delle cose facendo forza comune, lasciando spesso l’azione a singoli gruppi o a qualche individuo intento a combattere l’ingiustizia con modi sottili, insinuandosi all’interno della stessa macchina governativa, ed entrambi destinati alla sconfitta o ad un calcolato ripiego.

00410003Quelli descritti sono d’altronde i tratti salienti dell’opera che conferì a Magni la grande popolarità, dopo l’esordio come regista nel ‘68 con la commedia Faustina, ovvero Nell’anno del Signore, ’69, ispirato alla condanna a morte subita dai repubblicani Angelo Targhini e Leonida Montanari nel 1825.
E’ un film in cui risalta tanto un notevole cast (Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi) quanto, soprattutto, una messa in scena piuttosto partecipe, pregna di un sentito impegno sociale ancor prima che politico, attenta ad evidenziare ogni ingiustizia messa in atto dal potere temporale, una chiesa orfana, in quanto ordine costituito, di qualsivoglia misericordia o comprensione umana (non manca, anche se come vicenda secondaria, un riferimento all’antisemitismo espresso dal clero del tempo), e l’ ignavia popolare nell’assecondare l’andamento dei fatti, quasi senza colpo ferire.

jhjE’ il primo episodio di una ideale trilogia che proseguì con In nome del Papa Re, ’77 (David di Donatello come Miglior Sceneggiatura), film dove risalta ancora di più, anche per la bellissima interpretazione offerta da Manfredi, la prevalenza dell’umanità sugli eventi storici, grazie alla forza espressa da sentimenti quali amore e comprensione, elevati a valori dominanti contro ogni rifiuto di dialogo, almeno chiarificatore se non propriamente conciliante.
La conclusione si ebbe con In nome del popolo sovrano, ’90, ambientato ai tempi della Repubblica Romana, nel 1849, pellicola forse un po’ discontinua nell’impostazione complessiva, anche riguardo le caratterizzazioni dei personaggi, non tutte delineate con eguale vigore, ma sempre vitale nei suoi temi di fondo e nell’ispirazione genuinamente popolare, caratteristica quest’ultima che si ritrova facilmente anche in altri lavori di Magni come, fra gli altri, La Tosca del ’73 (tra gli interpreti, Monica Vitti, Gigi Proietti, Aldo Fabrizi, Vittorio Gassman), l’interessante dittico dedicato all’antica Roma con Scipione detto anche l’Africano, ’71, e Secondo Ponzio Pilato, ’87, o la sua ultima realizzazione per il grande schermo, La carbonara, girato nel ’99.

Nino Manfredi, "In nome del Papa Re"
Nino Manfredi, “In nome del Papa Re”
Da non dimenticare l’attività di sceneggiatore sia teatrale (la collaborazione con Garinei e Giovannini per Rugantino, ’62, Il giorno della tartaruga,’64, e Ciao Rudy,’66) che cinematografico, lavorando al riguardo per vari registi, prima e dopo aver esordito dietro la macchina da presa, come Camillo Mastrocinque (La cambiale, ‘59; Il corazziere, ‘60), Pasquale Festa Campanile (Un tentativo sentimentale, ‘63), Alberto Lattuada (La mandragola, ‘65), Mario Monicelli (La ragazza con la pistola, ’69), Nino Manfredi (Per grazia ricevuta, ’71). Ugualmente da ricordare i lavori televisivi, da State buoni se potete, ’84, a La notte di Pasquino, 2002, ancora una volta con Manfredi protagonista, l’ultima realizzazione del regista romano, cui va riconosciuto il merito di aver mantenuto vivo il ricordo del nostro passato, anche durante periodi dominati da confusi e calcolati revisionismi, per farci comprendere meglio il presente. Il mio pensiero finale è che Magni abbia saputo adattare al mutare dei tempi la famosa locuzione Storia maestra di vita, attribuita a Cicerone, nella beffarda consapevolezza che l’unico insegnamento appreso al riguardo dall’umanità nel corso dei secoli venga rappresentato dalla certezza di non voler apprendere alcunché.


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